Informazione e rotte nautiche: oddio! chi è al timone?

Pirati al timoneVideo, mappe interattive, timelapse, audio, foto, articoli dagli inviati, dossier di approfondimento, interviste, contributi dei lettori, editoriali, sondaggi, comunicati stampa, simulazioni in 3D, twitt in diretta, commenti su Facebook. I materiali con cui poter ricostruire una notizia sono davvero tanti, così tanti che qualcuno addirittura si lamenta del fenomeno dell’overflow dell’informazione, cioè di una sua presunta eccessiva disponibilità.

La notizia del naufragio della Concordia, data la sua oggettiva importanza, ha avuto il privilegio di essere stata scritta per mezzo di tutti, ma proprio tutti, gli strumenti a disposizione, delineandosi infine quale complesso collage di ogni tipo di materiale. È stato possibile, infatti, vedere le prime drammatiche immagini della tragedia grazie ai filmati dei croceristi su You tube; le foto dei reporter giunti sul posto si sono sommate a quelle dei lettori del web e a quelle scattate dagli operatori del soccorso; i commenti dei superstiti si sono confusi con quelli dei lettori e degli editoriali sui quotidiani; gli audio raccolti dalle inchieste, con le ormai note frasi rivolte al comandante Schettino, hanno fatto il giro del web, passando per i social network, fino a fissarsi stampate sulle magliette e poi, indelebilmente, nel ricordo di tutti.

Il web permette di navigare in questo mare di dati autonomamente, in piena libertà, senza rotte stabilite da altri. Si tratta di una modalità di ricerca della verità che garantisce pluralismo e trasparenza, di un sistema di costruzione delle opinioni che può avvalersi di voci diverse, sommando quelle degli specialisti a quelle degli amici di Facebook.

L’unico inconveniente è che, per navigare a vista, bisogna essere davvero bravi. Per chi si ritiene un principiante, invece, meglio verificare le carte nautiche e accontentarsi della mediazione giornalistica, delle traiettorie stabilite dall’informazione dei media. In ogni caso, ecco quello che è davvero sconsigliabile a tutti: affidarsi a un comandante che non tiene conto dello “scarrocciamento” causato dal vento della sua vanità. La fotografia di Francesco Merlo “De Falco, troppo facile chiamarlo eroe” sembrerebbe proprio un esempio di questo tipo. Accorgendosi che la corrente sta andando in un determinato senso, il giornalista si dirige nel senso inverso per farsi notare e perde una grande occasione per tacere.

Avviso ai naviganti: sono pochi i bravi timonieri, meglio attrezzarsi!

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