Schìfano la politica, snobbano il posto fisso e irridono i non laureati di oltre 28 anni. In realtà non sanno comunicare

microfonoLa politica ci ha abituati agli slogan, alle frasi semplici, studiate a tavolino e rilanciate qua e là nelle interviste per essere messe in onda con i tg della sera, “impiattate” direttamente sulle tavole degli italiani. Con il governo Berlusconi le potevamo addirittura prevedere, tanto erano scontate e ripetitive tra i componenti del suo governo. Si capivano già dall’incipit dove sarebbero andate a parare: tutti conoscevano la lezione e sapevano ripeterla all’infinito, come un mantra.
A ogni convegno, incontro, mostra, commemorazione, o altri simili eventi in cui i politici sono sistematicamente impegnati, non mancano di regalarci la loro pillola di comunicazione. Una pillola che difficilmente nasce dal caso, come spesso vorrebbero farci credere, ma che rappresenta il risultato di attente valutazioni che hanno lo scopo di muovere i fili dell’opinione pubblica.

Il governo Monti, invece, presentandosi con le lacrime di una donna ministro che non riesce a pronunciare la parola «sacrificio», ci ha fatto capire subito la sua lontananza dalla politica. (Chi ha mai visto piangere un ministro al termine di una riunione a Palazzo Chigi?)
Successivamente, diversi rappresentanti del governo hanno ostentato la posizione privilegiata che occupano nella scala sociale permettendosi di disprezzare, anche con un po’ di ingenuità, l’idea del posto fisso. Come dimenticare il presidente Monti quando dice ai giovani: «Che monotonia un posto fisso per tutta la vita!».
Sempre i giovani, inoltre, sono stati i destinatari di un altro messaggio, quello di Michel Martone, Vice ministro di Fornero: «Se a 28 anni non si sei laureato, sei uno sfigato». Proprio a loro l’ha detto, agli stessi giovani che già si sentivano i più sfigati del pianeta.
L’ultimo episodio, ma solo in senso temporale, poiché a questo punto se ne prevedono degli altri, ha visto al centro della bagarre il ministro per la cooperazione Riccardi che, sussurrando in presenza di giornalisti: «Sono schifato dalla politica», ha fatto vacillare negli ultimi giorni la tenuta dell’esecutivo.

Bisogna riconoscere allora un vuoto nella comunicazione istituzionale. Un vuoto magari non intenzionale, perché causato dalla natura stessa del comunicatore: poco preparato a interagire con i cittadini, incapace di costruirsi un modello di approccio, lontano dagli schemi politici a cui siamo stati abituati, che magari chiede il dialogo e poi manda le forze dell’ordine.
Questo non vuol dire che si sente la mancanza del linguaggio di un recente passato. Sarebbe utile, però, un impegno da parte dell’esecutivo per sopperire a questa carenza comunicativa e con l’occasione, magari, potrebbe valutare l’adozione di nuovi standard comunicativi capaci davvero di mettere al centro della scena il cittadino. Ma non più solamente per burlarsi di lui.

Annunci

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: