Twitter: 140 caratteri per 140 milioni di utenti. Ma le P.A. non sanno cinguettare

Twitter, il social network da 140 battute che conta oggi oltre 140 milioni di utenti attivi, si sta diffondendo in modo esponenziale anche sul nostro territorio. Qualcuno ha attribuito questo incremento di interesse alla cosiddetta “primavera araba”, sfociata in vere e proprie rivoluzioni popolari. Altri hanno sottolineato il peso che hanno avuto gli ingressi di alcune “Twitterstar”, personaggi popolari, mediati dalle trasmissioni televisive, come Fiorello. Tutti i quotidiani, inoltre, sentono impellente l’esigenza di dedicare ogni giorno all’argomento colonne su colonne e grande spazio viene riservato nei programmi televisivi di approfondimento. Di Twitter si parla molto e questo non fa altro che alimentare altre curiosità.

Come si usa? Come faccio a diventare popolare su Twitter? Cosa devo fare per avere tanti follower? Sono queste le domande che più frequentemente si pongono quanti vorrebbero cominciare a sfruttare lo strumento a loro vantaggio. Ma prima di capire come si usa, e quali benefici è possibile trarre per sé stessi, bisognerebbe accettare che Twitter è prima di tutto un social network e che, proprio per questo, vive di risorse messe a disposizione dagli utenti, utenti descritti come particolarmente esigenti.
Rispondendo ad un paradigma di tipo reticolare, Twitter non ha vita propria: se le connessioni crescono, il social network cresce; se diventa interessante o si appiattisce abbassando il suo livello, dipende dai contributi che gli utenti fanno viaggiare sulla piattaforma.
Diventare un utente Twitter, dunque, significa essere disposti a offrire contributi interessanti che aggiungono valore alla rete, riservare un’estrema attenzione alla propria credibilità e instaurare un solido rapporto di fiducia con gli altri.

Come possono inserirsi in questo meccanismo le pubbliche amministrazioni? Abituate a comunicare secondo una formula unidirezionale, dall’alto verso il basso, le istituzioni non si trovano a loro agio in un ambiente così paritario e interconnesso. Hanno già subito lo shock dell’ingresso nella rete che le ha costrette a pubblicare documenti prima custoditi gelosamente negli archivi. Normative più recenti hanno poi imposto loro la diffusione di molte altre informazioni, come le mail dei responsabili dei servizi, le assenze e le retribuzioni dei dirigenti, dati che vengono relegati spesso nelle  pagine più nascoste e meno frequentate dal web.
Nonostante un ostentato apparente rinnovamento tecnologico, nelle amministrazioni pubbliche si riscontra ancora una quasi totale mancanza di interattività verso il cittadino. Moltissime, soprattutto a livello centrale, mantengono tuttora lo stesso sistema di comunicazione, top-down, e l’antico atteggiamento di chiusura. Come se non fosse passato un secolo.

Non si consiglia alle istituzioni pubbliche di lanciarsi in sconsiderate avventure sui social network. Rischiano di restare all’angolo, facendo la figura di chi non è stato invitato alla festa, oppure di essere messe alla berlina dall’ironia di un pubblico evoluto e colto che non si accontenta di 140 caratteri confezionati da un asettico staff.
Prima di cominciare a cinguettare, le amministrazioni dovrebbero maturare al loro interno il senso della comunità e della condivisione, comprendere l’importanza dell’ascolto del cittadino, accettare la libertà di replica. Senza questo processo di crescita culturale i cinguettii delle amministrazioni pubbliche continueranno a suonare come uno starnazzo, meglio tacere.

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