Backstage con smartphone per un’intervista al vertice

C’ero già stata nella stanza del capo, quando Amato era ministro dell’Interno. Conoscevo quel divano di pelle bianca e il damascato color oro alle pareti. Questa volta, però, non si trattava di ricevere un saluto o un ringraziamento per il lavoro svolto. Si trattava di vincere una scommessa.

Viminale

Viminale

I corridoi del Viminale sono lunghissimi: qualche volta ancora mi ci perdo dentro. Le porte in legno scuro sui due lati guardano dall’alto chi passa, sembrano soldati in formazione, sull’attenti. Quel giorno, mentre mi avvicinavo alla stanza del capo, quelle porte mi parvero ancora più grandi, riflesse sul pavimento lucidissimo. Poi, il silenzio divenne più intenso e catturò sulla guida anche lo scandire dei nostri passi.
Ero rimasta serena fino a quel momento, nonostante i colleghi mi avessero più volte ricordato che un fallimento sarebbe stato possibile, anzi molto probabile. Quando non si fa formazione, quando non ci sono dotazioni idonee, quando si va allo sbaraglio… Le loro parole affollavano i miei pensieri mentre cercavo, senza riuscirci, di incastrare il mio smartphone nel piccolo cavalletto che avrei dovuto piazzare proprio sulla scrivania del ministro. «Non te lo farà fare», aveva pronosticato fatalmente qualcuno.
L’intervista al capo poteva essere fatta anche con le telecamere del Dipartimento di PS, anzi doveva essere fatta con quelle, con quello staff, molto più preparato di noi. Che mi era venuto in mente? Intervistare il ministro dell’Interno con i nostri smartphone!
Il mio collega era più calmo. Aveva piazzato il suo telefono sul cavalletto più alto per riprendere l’intervista dalle mie spalle. «Stile “Report”», ci eravamo detti. Stava ancora armeggiando sul divano dell’anticamera con il maglione che si era portato dietro, e che adesso non sapeva dove lasciare, quando il commesso aprì la porta e annunciò: «Potete entrare».

Qualche parola bofonchiata nel tentativo di presentare al ministro la novità della registrazione: semplici smartphone, come quelli che usano i cittadini per condividere i video sul web. Il cavalletto poggiato sulla scrivania. Qualche oggetto da spostare. Gli auricolari con il piccolo microfono posizionato il più vicino possibile a lei. Il foglio per ricordare le domande che avevo preparato. Pronti. No, un momento. Il cavalletto comprato dal cinese, posizionato sulla scrivania del ministro, continuava a piegare ostinatamente una delle tre zampe rovinando l’inquadratura. Nonostante i miei tentativi sempre più impacciati, non ne voleva sapere di restare in piedi. Cercavo di minimizzare, ma le mani tremavano e il ministro mi osservava in paziente attesa. Poi arrivò la mano ferma del mio collega che mise fine a quei capricci. Tutto a posto adesso: «Sincronizza».

Ministro dell'Interno Cancellieri

Ministro dell’Interno Cancellieri

Lei era seduta davanti a me, quasi abbandonata nella sua sedia. Forse un po’ stanca. La guardai negli occhi e le sorrisi, come a chiedere conferma per iniziare. Lei mi rispose con un altro sorriso, sereno e rassicurante, quasi materno. Sì, potevamo partire. Adesso avevo la certezza che sarebbe andato tutto bene. La scommessa era vinta.

Giornata della Trasparenza 2012 al Ministero dell’Interno
Intervista al Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri

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